Il Metodo

Deep Diving Coaching

Un metodo di coaching evidence-based che lavora sulla struttura del pensiero che genera i comportamenti. Il coaching produce effetti più duraturi della formazione tradizionale perché interviene sui modelli mentali sottostanti.

Come un subacqueo che scende in profondità, il coach DDC naviga dove la pressione aumenta, con preparazione rigorosa e orientamento preciso.

Filosofia

Obiettivi Emergenti, Non Definiti

A differenza del coaching tradizionale che chiede subito 'Cosa vuoi ottenere?', il DDC sostiene che gli obiettivi non si definiscono, emergono.

GROW — L'Approccio dell'Ingegnere

Obiettivo come punto di partenza. Presuppone che il coachee sappia già cosa vuole. Efficace per obiettivi chiari e lineari.

DDC — L'Approccio dell'Archeologo

Obiettivo come scoperta progressiva. Esplora la coerenza tra ciò che il coachee dice di volere e ciò che il suo sistema effettivamente desidera.

Architettura

I Tre Livelli dell’Esperienza

Il DDC si radica in una concezione stratificata dell'esperienza soggettiva, con basi neurali precise.

IO Puro

La Premessa Logica della Soggettività

Non è un oggetto di esperienza: è la condizione che rende possibile ogni esperienza. Crea le condizioni di stabilità interiore da cui parte ogni trasformazione.

Corteccia Cingolata Posteriore (PCC)

IO Senziente

Il Piano dell'Esperienza Vissuta

Il piano del sentire pre-riflessivo: reazioni emozionali, sensazioni corporee, risposte istintive. Le emozioni sono indicatori strutturali di modelli predittivi.

Default Mode Network + Insula

IO Analogale

Il Piano della Narrazione e dell'Identità

Territorio delle premesse implicite, regole identitarie e narrazioni. Non un nemico da combattere, ma una mappa da leggere con rigore.

dlPFC + vmPFC + ACC

“La trasformazione autentica nel DDC non è una vittoria della ragione sull'emozione. È un'integrazione consapevole di tutti i livelli dell'esperienza umana.”
Protocollo

Il Protocollo SHARP

Il cuore operativo del DDC: un processo strutturato in cinque fasi sequenziali.

S

Statement Analysis

Analisi delle Affermazioni

Scomporre il linguaggio per rivelare il modello predittivo sottostante. Si isolano quantificatori universali, si circoscrive il campo di validità.

"Nessuno si prende mai responsabilità" → il coachee passa da una verità assoluta a un dato parziale e verificabile.

H

Hypothesis Connection

Connessione di Ipotesi

Mappare la rete di coerenza del sistema del coachee. Identificare i meta-pattern che governano l'intero sistema.

"Devo controllare ogni dettaglio" → meta-pattern: "Valgo solo se controllo" governa l'intero sistema.

A

Assumption Testing

Test delle Assunzioni

Trasformare certezze rigide in ipotesi verificabili. Si progettano esperimenti comportamentali sicuri per falsificare le ipotesi.

"Se smetto di controllare, il progetto fallirà" → si progetta un esperimento comportamentale per testare questa ipotesi.

R

Rule Reconstruction

Ricostruzione delle Regole

Riscrivere il codice operativo del coachee. Da regole rigide a principi flessibili e coerenti con i propri valori.

"Devo sempre avere la risposta giusta" → "Posso creare valore facilitando il pensiero del team."

P

Progress Monitoring

Monitoraggio dei Progressi

Misurare la stabilità del cambiamento nel tempo con indicatori concordati e il Progress Dashboard.

Tracciamento longitudinale degli indicatori, emergenza degli obiettivi, follow-up a lungo termine.

Diagnostica

Strumenti di Mappatura

Il DDC utilizza matrici diagnostiche precise per posizionare il coachee e calibrare l'intervento.

Matrice k · D

La Matrice k · D è lo strumento diagnostico centrale del DDC. Visualizza la posizione motivazionale del coachee incrociando due variabili fondamentali:

k = Consapevolezza

Capacità metacognitiva: quanto il coachee è in grado di osservare il proprio funzionamento interno, le proprie premesse e i propri automatismi.

D = Dissonanza

Distanza percepita tra ciò che il coachee vuole e ciò che effettivamente fa. È il motore del cambiamento: senza dissonanza, non c'è spinta a trasformarsi.

L'incrocio di queste due dimensioni genera 4 zone diagnostiche, ciascuna con 3 sottotipi basati sul livello di Disciplina (d), per un totale di 12 profili configurazionali unici.

Matrice k per D - Mappa diagnostica del DDC che mostra 4 zone e 12 sottotipi configurazionali

Zona A

Alta D, Bassa k

Es: Guerriero Disciplinato

Zona B

Bassa D, Alta k

Es: Saggio Equilibrato

Zona C

Alta D, Alta k

Es: Leader Trasformativo

Zona D

Bassa D, Bassa k

Es: Dormiente Stagnante

Mappa delle Zone Motivazionali e Sottotipi

Questa mappa espande la Matrice k · D aggiungendo due dimensioni interne a ciascun quadrante: Resilienza (r) e Autoregolazione (a).

Ogni quadrante rappresenta una combinazione di Consapevolezza (k) e Dissonanza (D). All'interno, i mini-grafici mostrano la posizione dei sottotipi in base a Resilienza (r) e Autoregolazione (a). Questo permette al coach DDC di calibrare l'intervento con precisione chirurgica, adattando strumenti e strategie al profilo specifico del coachee.

Mappa delle Zone Motivazionali e Sottotipi DDC con 4 quadranti e posizionamento per Resilienza e Autoregolazione

Resilienza (r)

Capacità di recupero dopo un fallimento o una crisi. Influenza quanto il coachee può sostenere il percorso di trasformazione.

Autoregolazione (a)

Capacità di gestire impulsi, emozioni e reazioni. Determina la qualità dell'esecuzione nel tempo.

Differenziazione

Cosa Rende Unico il DDC

Profondità e Sostenibilità

Trasformazioni radicate in nuove comprensioni, non solo nuove abitudini.

Trasferibilità

Gli strumenti diventano competenze permanenti del coachee.

Rigore e Misurabilità

Indicatori chiari, metodologia replicabile, risultati verificabili.

Fondazione Scientifica Triplice

Neuroscienze + Logica formale + Linguistica pragmatica.